L'Albertino fantasma

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Messaggioda E 44 » 18/02/2012, 16:33

Ecco il terzo racconto a carattere ferroviario da la "Zibaldino" di Guareschi.
Parla delle disavventure in treno con suo figlio. Da notare che all'epoca c'era ancora la terza classe, separata (tipo i Freccia Rossa di Moretti) da una porta chiusa dal resto del convoglio.

Oggi ho tentato di recuperare Albertino e la sua gentile fabbricatrice da tempo stazionanti colà (paesino del parmense) presso gli infelici coniugi che mi resero figlio.
Abbandoniamo questo spettacolo di desolazione: parliamo soltanto del recupero di Albertino e, trascurando ogni altro particolare, saliamo sul treno.
Collocati convenientemente in uno scompartimento di seconda classe, la amorosa madre, il piccolo Albertino e sei grosse valige, ho respirato di sollievo e mi sono felicitato con me stesso per l'abilità e la non comune forza d'animo da me dimostrate nella difficile contingenza.
"Antaanta" ha detto in quel preciso istante Albertino.
Sono sceso dal treno, sono arrivato di corsa fin oltre l'ultimo vagone dove pareva qualcuno commerciasse bibite, ho acquistato una bottiglietta d'aranciata, e, ottenuta buona parte del resto che mi spettava, ho fatto appena in tempo a salire sull'ultima vettura del convoglio. Il treno infatti si era messo in movimento.
Ho attraversato dieci terze classi gonfie di gente straordinariamente suscettibile, ho dovuto pregare con voce di pianto un controllore perchè mi aprisse la porta di confine e,finalmente, ho potuto affacciarmi al mio scompartimento.
Mi è sembrato che la mia presenza venisse giudicata strana.
"Vedendo che il treno si muoveva" ha spiegato un signore "la signora ha cominciato ad urlare perchè i biglietti li avevate voi e perchè non voleva ritornare sola. L'abbiamo fatta scendere mentre il convoglio già camminava e poi le abbiamo buttato giù le sei valige".
In una situazione come questa, un uomo normale che si fosse trovato con un'aranciata in mano, si sarebbe seduto tranquillamente e si sarebbe bevuto l'aranciata. Ma io non sono un uomo normale: io mi sono buttato giù dal treno a costo di spezzarmi il collo. Sono stato insultato da un numero imprecisato di persone, ho dovuto camminare per due chilometri lungo la linea ferroviaria, ma sono riuscito a rivedere la pensilinea della stazione.
Una creatura del buon Dio stava introducendo effetti di biancheria e oggetti di varia natura in certe sue valige malconce.
"Dov'eri andato?" ha singhiozzato la creatura del buon Dio.
"Sul treno" le ho spiegato. "Siccome era nostra intenzione recarci a Milano in treno, sono risalito sul treno".
Nella mia sciagurata vita ho visto migliaia di occhi: ma due occhi come quelli della esimia creatura di cui sopra non li avevo visti mai.
Mi sembrava la scena finale della "Cavallina storna": dissi un nome, si udì alto un nitrito... Si, ho appena balbettato "Albertino!", la egregia signora ha nitrito. E' poco elegante, poco riguardoso da parte mia, ma che posso farci? Le madri rimaste sotto la pensilinea della stazione, quando si accorgono che il loro unico figlio viaggia sul treno verso Milano, nitriscono.
Ho scongiurato il capostazione a spedire dei telegrammi, e ben presto è arrivato un confortante dispaccio di risposta: "bambino giunto felicemente a Fidenza".
"Ecco, arriva l'accelerato per Milano" mi ha avvertito il funzionario. "Salite e fra venti minuti potrete riabbracciare vostro figlio".
Ci siamo ritrovati in treno stanchi e malconci. Ma cosa importava? Albertino dopo venti minuti sarebba ritornato in nostro possesso!
Arrivati a Fidenza un funzionario ci ha trattati con durezza, "Perchè mai il bambino dovrebbe essere qui se avete fatto telegrafare di rimandarlo a Parma col primo treno di passaggio? Sul treno che avete incrociato c'era vostro figlio".
Io non avevo fatto telegrafare nessuna cosa del genere, e ho guardato stupito la sciagurata che mi rese il più triste dei viaggiatori.
"Si" ha spiegato la sciagurata "io ho fatto telegrafare, ma credevo poi che tu avessi provveduto per un contrordine: Te l'avevo detto, Giovannino! Ne sono quasi sicura".
Un telegramma è partito immediatamente: "bloccate il bambino alla prima stazione". Di lì a poco è arrivata la risposta "bambino giacente deposito bagagli stazione Parma".
Il primo treno per Parma sarebbe passato fra cinque ore: considerando che da Fidenza a Parma sono soltanto diciassette chilometri, si comprende che aspettare cinque ore sarebbe stata una follia.
"Possiamo andare in bicicletta", ha proposto la esimia signora che mi rese tandemiere. "Tanto non abbiamo neppure il fastidio delle valige...viaggiano per Milano".
Le biciclette a nolo sono i più maledetti meccanismi che esistano al mondo. Quando poi le biciclette siano una sola e questa debba servire per due persone la faccenda diventa spaventosa. Mi sembrava di pedalare su di un compressore stradale e non ho impiegato meno di tre ore per trasferire da Fidenza a Parma il peso della rimanente famiglia.
"Il bambino è stato ritirato dai nonni" ci hanno spiegato alla stazione(e qui debbo ricordare che i distinti coniugi che mi resero figlio e quindi fratello, avevano assistito alla nostra partenza, ed erano rimasti alla stazione per vedere come andasse a finire la faccenda).
"Bene!" ha sospirato la sciagurata madre dell'Albertino fantasma.
"Li troverete a Milano" ha aggiunto il funzionario "Sono partiti col diretto di venti minuti fa".
Le storie meccaniche come queste annoiano a un bel momento. Meglio arrivare subito alla fine della dannata vicenda: a mezzanotte eravamo a Milano, e la portinaia svegliata di soprassalto spiegava che due attempati coniugi erano arrivati rimorchiando Albertino, e che, saputo come noi non fossimo di ritorno avevano esclamato "Certamente sono tornati a Parma! Li ritroveremo là!"
Ho formulato un ragionamento assennato: "Se noi torniamo a Parma non li troveremo perchè essi nel frattempo verranno qui. Se ci fermiamo von li ritroveremo perchè essi si fermeranno laggiù ad attenderci".
La dolce signora che mi conobbe zitello ha risolto il problema:"Tu aspetti qui, e io vado a Parma".
Partita la esimia ricuperatrice di Albertino, verso le cinque del mattino è arrivato mio padre: "Insomma!" ha gridato il valente uomo. "Tua madre è qui con te, o è a Parma col bambino? Tu sei qui a Milano, o sei a Parma col bambino? Tua moglie è a Parma con tua madre, o è qui col bambino? E allora dov'è tua madre? E tu dove sei? E io dove sono?"
Ho scosso il capo tristemente: "Non lo so", ho risposto.
L'eccellente uomo è rimasto a lungo pensieroso, poi si è deciso: "Se le cose stanno così, è meglio che io parta per Verona. E tu dove vai?"
"A Bergamo", ho detto io, povero Giovannino.
Il che è bello e istruttivo.
Paolo
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Messaggioda ioannesg » 19/02/2012, 3:51

ROTFL
Giovanni
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Messaggioda Giancarlo Giacobbo » 19/02/2012, 10:48

:lol: :lol: :lol: Guareschi è sempre Guareschi.
Giancarlo
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Messaggioda E 645 063 » 19/02/2012, 11:33

Proprio ieri ho comprato un libro di Guareschi! Personalmente credo che come autore andrebbe studiato a scuola ( e non solo per i magnifici film di Don Camillo e Peppone).
Il fischio della locomotiva è sinonimo di civiltà...............
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Messaggioda E 44 » 19/02/2012, 15:08

ioannesg ha scritto:ROTFL



:?: :shock: :?: :shock: :?:
Paolo
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Messaggioda ioannesg » 19/02/2012, 15:26

ROTFL = Rolling On The Floor Laughing: mi rotolo sul pavimento dalle risate. O come si direbbe in Italia: mi scompiscio dalle risate.
Ed è quello che ho fatto stanotte alle 4 quando ho letto questo racconto....
Giovanni
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